[RECENSIONE] "Salt and Sanctuary": (2D)ark Souls. - La tomba per le lucciole

[RECENSIONE] "Salt and Sanctuary": (2D)ark Souls.


Ovunque si sente/legge di questo videogioco come della versione in 2D di Dark Souls. E' vero.

Necessario dunque premettere il fatto che il prodotto di cui si sta parlando prende a piene mani(e piedi, e un po' tutto il resto del corpo) dalla saga di Dark Souls, evitandomi dunque il compito di soffermarmi su quali cose provengano dai videogiochi di Miyazaki e compagnia e quali no. Basterà sapere che l'unica cosa non "ispirata" da tale saga è la terza dimensione.

La storia alla base è molto semplice, trattante di una principessa e del suo matrimonio combinato da impedire, nel particolare invece, è solo un piccolo anello di una grande catena fatta da numerosissimi anelli i quali bisogna cercare e aggiungere agli altri attraverso le numerose descrizioni dei vari oggetti, armi e armature che ogni livello offre. Il soggetto quindi è contornato da una grossa quantità di complementi che spetterà al giocatore trovare e collegare al grande quadro che compone questo videogioco, come per esempio ciò che ci viene detto da ogni NPC che, parlando in modo criptico e ambiguo, porta a diverse speculazioni e interpretazioni. Poca importanza ad ogni modo avrà il corso degli eventi per chi non è interessato particolarmente, in quanto la vera essenza del gioco, come in tutti i titoli Souls-like, è il gameplay.

Salt and Sanctuary è indubbiamente uno dei videogiochi in 2D più ostici e complicati, punitivo quasi ingiustamente durante più momenti, senza essere però – a differenza del suo "cugino" più grande – mai frustrante e scorretto. Un'ottima varietà di animazioni per ogni arma, una buona reattività e un sistema di combattimento che porta il giocatore a non sottovalutare neanche il più semplice dei nemici, regalano un'esperienza che "costringe" ad impegnarsi per guadagnare ogni fendente, ogni affondo e ogni schivata, in quanto pochissime saranno le occasioni nelle quali il videogioco ci grazierà. 

Come un qualsiasi gioco di ruolo che si rispetti, anche questo da la possibilità al giocatore di non rimanere inscindibilmente legato alla classe scelta all'inizio: un cavaliere dunque potrà imparare a padroneggiare molto bene delle stregonerie e viceversa, sebbene è ovvio il fatto che ogni build iniziale sia predisposta per far progredire il proprio personaggio verso determinate statistiche, che potranno essere evolute attraverso uno schema ad albero che comprende abilità di ogni tipo di classe, con un posizionamento dislocato di alcuni punti dell'albero in relazione alla classe scelta inizialmente.


Le boss fights sono indubbiamente ciò che c'è di più bello in questo titolo: tanto punitive invero, eppure estremamente divertenti. L'assenza di una terza dimensione porta ad adottare soluzioni particolari e diverse dal solito, sfruttando rotolamenti continui(barra della stamina permettendo), piani rialzati su cui salire, e di conseguenza diverse tattiche d'approccio alla battaglia, quali per esempio i vari oggetti che possono essere utilizzati(bombe, pugnali per es.) come supplemento per lo scontro. 

I boss mediamente sconfiggeranno il giocatore moltissime volte, ma non troppe, dando possibilità di migliorare e di adattarsi ad esso e al suo stile di combattimento dopo non eccessive morti, lasciando una piacevole sensazione di soddisfazione per il successo conquistato a fatica – tanta.

Particolarmente divertente è il multiplayer in locale, attivabile evocando un proprio compagno da un NPC che è possibile "assoldare" vicino ai falò santuari, che evocherà il secondo giocatore facendolo iniziare dal livello base, dando quindi lui la possibilità(e l'incentivo) di crescere come meglio crede. L'esperienza di gioco guarda così al passato, migliorandola a livello umano grazie alla presenza fisica del secondo giocatore e di una co-op "vecchio stile".

In conclusione Dark Souls  Salt and Sanctuary è un videogioco da non lasciarsi scappare se si è amanti dei Souls-like, garantendo al giocatore un'ottima qualità che deriva dal sapiente utilizzo – e sfruttamento – di tutti i lati positivi del suo fratellone, rimodellati per adattarsi perfettamente ad un prodotto che dimostra di essere conscio delle sue potenzialità. Da non perdere.

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