Annabelle: jumpscare, jumpscare, jumpscare. - La tomba per le lucciole

Annabelle: jumpscare, jumpscare, jumpscare.


SCHEDA FILM

  • TITOLO: Annabelle
  • DATA DI USCITA: 2014
  • REGIA: John R. Leonetti
  • SCENEGGIATURA: Gary Dauberman
  • TRAMA: 
Una coppia vive terrificanti eventi soprannaturali che coinvolgono una bambola d'epoca.

Checché se ne dica l'horror è un genere fatto dalla messa in scena, dalla costruzione visiva, dal montaggio, fotografia, regia; importantissimo è quindi a mio avviso soffermarsi su questi aspetti per poter quasi interamente parlare di questo Annabelle. 
James Wan, si sa, è molto bravo nel girare l'horror e l'ha dimostrato a più riprese in diversi film i quali, pur non essendo degli enormi e giganteschi e mirabolanti e incredibili capolavori, hanno saputo risollevare le sorti del genere negli ultimi anni. Sono queste infatti delle pellicole non particolarmente geniali nella sostanza(trattanti temi molto semplici con sceneggiature altrettanto semplici) ma molto interessanti e girate con grande abilità(primo su tutti L'evocazione – The Conjuring, del 2013).

Annabelle, spin-off de L'evocazione soffre proprio della mancanza della mano di Wan alla regia: Leonetti tenta di emulare pedissequamente l'impronta stilistica del regista australiano senza riuscirci, restituendo un prodotto senza personalità e senza un briciolo di mordente. I lenti carrelli, le steadycam sinuose e una certa pacatezza generale non sono certo invenzioni di Wan applicate al genere, ma semplicemente strumenti attraverso i quali quest'ultimo ha fatto la sua fortuna e che si dimostrano fondamentali per la costruzione di un buon horror solo se in mano a registi particolarmente capaci.



Il regista non riesce a creare mai una reale situazione di tensione e si riduce a numerosi jumpscare ripetuti quasi in maniera modulare per tutta la durata del film. Ogni sequenza horror del film si svolge nello stesso identico modo: Oggetto che cade/si sposta; zoom sulla mano tremante che si avvicina all'oggetto caduto/spostato; primo piano del viso della protagonista; primissimo piano dell'oggetto; aumento esponenziale del volume con rumore di una porta che sbatte/vetri infranti/demone urlante.

Il jumpscare è uno stratagemma che può chiudere in maniera incredibile una sequenza, dando una vera e propria pugnalata allo spettatore alla fine di una scena tesissima. La sua assenza è ancora più destabilizzante in quanto confonde e distrugge le aspettative del fruitore. Ciò che veramente manca in Annabelle è una costruzione della tensione, senza la quale il jumpscare dà solo fastidio in quanto unico strumento nelle mani del regista per creare spavento. Lo spavento però è un'emozione improvvisa, che si consuma in pochi attimi; dopo il secondo spavento ci si abitua e si metabolizzano anche i successivi.

Il mio ragionamento attorno al jumpscare vuole parlare anche di qualcosa di più ampio, ovvero la modularità e la prevedibilità. Un film horror non può pretendere di far paura se diventa schematico e ripetitivo. Ciò che fa paura è proprio l'inconscia sensazione di dispersione e il timore costante di ciò che sta per accadere: non conoscere fa paura, e più di tutti non avere pieno controllo di quello che si percepisce. Proprio in questo Leonetti inciampa rovinosamente: la sua regia diventa monotona dopo i primi 20 minuti(poco aiuto viene dalla sceneggiatura, questo nessuno lo mette in dubbio) e non fa altro che "concedere" allo spettatore il pieno controllo di sé.



Sfrutto l'immagine qua sopra per sottolineare ancora una volta la banalità delle scelte visive del regista: quest'inquadratura è innaturale e non può far altro che far presagire ciò che accadrà. Nessuno spettatore si sente destabilizzato nel vedere una scelta che, ponente il viso del prete in ombra e sbilanciandosi verso la parte destra dello schermo, non può voler significare altro che una chiara dichiarazione degli intenti del regista.

Nota: quello quassù è un esempio tra tanti. Non ritengo sia uno spoiler perché presente a film inoltrato e quindi rispondente a quel concetto di modularità e ripetitività del quale ho parlato. Non è assolutamente inaspettato e non credo possa "rovinare lo spavento" a nessuno.


Se è vero che l'horror è fatto dalla messa in scena, è anche vero che la sceneggiatura è l'ossatura di qualunque film. Qualche citazione a Rosemary's Baby(1968) – Roman Polanski non basta di certo a rendere interessante un film. La totale assenza di dialoghi interessanti e di una progressione narrativa degna anche del più banale dei thriller fa sprofondare miseramente un film che non riesce ad essere interessante per tutta la sua durata. Non c'è nessuna ricerca di soluzioni narrative interessanti, i dialoghi sono tratti pedissequamente dal "Libro dei cliché", pericoloso più del Necronomicon di lovecraftiana memoria. 

Parlare troppo della sceneggiatura porterebbe a ripetermi in quanto ciò che ho scritto riguardo la regia non è altro che uno specchio di ciò che il lato concettuale del film è: un continuo reiterare scene identiche, con soluzioni identiche e con dialoghi identici.


In conclusione il difetto più grande di Annabelle è la sua prevedibilità: un difetto che distrugge il film e lo riduce ad cumulo di jumpscare sparsi qua e là e ad inquadrature fisse sulla bambola(che fa veramente paura; diamo a Cesare quel che è di Cesare) che non bastano assolutamente a fare della pellicola un buon prodotto.

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