[LIBRI IN DETTAGLIO] "Il Signore degli Anelli": la Compagnia si scioglie. - La tomba per le lucciole

[LIBRI IN DETTAGLIO] "Il Signore degli Anelli": la Compagnia si scioglie.


Capitolo finale del primo libro della trilogia: un momento fondamentale per la Compagnia e per la storia, che vedrà da questo momento la presenza di più storylines che verranno approfondite e sviluppate nel corso dei due rimanenti libri. Un punto di snodo quindi, un addio... O un arrivederci.

Nota: per la citazione dei capitoli presi in esame faccio riferimento a: TOLKIEN J.R.R., La compagnia dell'Anello - Il signore degli anelli: parte I, Milano, Bompiani, 2012pp. 651-670

Viene "introdotta" qui la malvagità e il potere effettivo dell'Anello sulle persone, al di là della loro nobiltà d'animo o razza: protagonista del capitolo sotto questo punto di vista è Boromir, l'elemento più "debole", se vogliamo, della compagnia; troppo istintivo seppur carico di buoni propositi, rappresentazione del rapporto tra Uomo e Potere.

Il Potere Male in Tolkien, non si smetterà mai di ripeterlo, non ha effettiva energia creatrice, agente dunque solo attraverso la corruzione di una preesistente forma di bene, quella, in questo caso, della volontà di fare la scelta giusta per il proprio popolo

Molte possono essere le interpretazioni di questo rapporto: lo si può intendere in un contesto storico proprio della vita dello scrittore, che porterebbe a vedere l'intera opera come una grande allegoria della Seconda Guerra Mondiale, identificando dunque l'Anello con la bomba atomica e di conseguenza i vari personaggi collegati ad esso come coloro i quali sono "sedotti" dal potere: argomento del quale di certo si parlerà, ma non in questa sede.

Frodo in questo capitolo è portato a fare una scelta, in un momento nel quale la Compagnia ha perso la sua guida(Gandalf) a Moria, in qualità di portatore dell'Anello e quindi unico membro ad avere un effettivo potere decisionale: sceltà decisamente troppo ardua per un essere così piccolo, di certo non dotato della saggezza e dell'esperienza di compagni come Aragorn, Legolas o Gimli. 

La sua sceltà avverrà in seguito al tentativo di Boromir di sottrarre lui l'Anello, evento scatenante di una riflessione dello Hobbit riguardo la vera natura degli Uomini.

"Desidero aiutarti. Hai bisogno di consigli nella tua ardua scelta. Non gradisci il mio?"
"Credo di conoscere già il consiglio che mi daresti, Boromir" disse Frodo. "Sembrerebbe saggio, se il cuore non mi mettesse in guardia."
"In guardia? In guardia contro che cosa?" domandò brusco Boromir.
"[...]ebbene, poiché vuoi che te lo dica, contro la fiducia nella forza e nella sincerità degli Uomini."

Essi sono gli esseri più facilmente corruttibiliperché più deboli di spirito proprio in virtù della loro condizione di esseri dalla vita breve(e mortali dunque) e dalla poca saggezza, in contrapposizione alla razza Hobbit, i quali seppur mortali e dalla vita non eccezionalmente lunga sono svincolati da qualsiasi malizia legata al potere. Il capitolo quindi fa una sorta di "revisione" della Compagnia esaltando il fatto che l'unico a poter(e dover) portare questo fardello è proprio Frodo, senza l'aiuto di nessun altro, il quale sarebbe senz'altro messo in pericolo. La Compagnia non può funzionare se rimane unita, poiché l'Anello la distruggerebbe dall'interno, aumentando di molto le probabilità che la missione fallisca. 

Questione afferrata pienamente dal personaggio con la più grande nobiltà d'animo nel romanzo: Aragorn. Egli sa benissimo che non può essere direttamente d'aiuto a Frodo, pur offrendosi completamente al portatore dell'Anello seguendo ciecamente le sue decisioni. Sarà proprio lui infatti a portare avanti ciò che rimane della Compagnia dandole un vero e proprio scopo consistente nel supporto dello Hobbit sul versante della guerra con il Signore Oscuro. 

Questa parte finale del libro è quindi quella che pone le basi per il vero inizio della Guerra dell'Anello e per il viaggio di Frodo e Sam i quali, accettando il proprio destino, prendono in mano la situazione e partono per la Terra dell'Ombra. Tolkien infatti non ha qui interesse per la descrizione dei luoghi ma dedica interamente le pagine finali del libro alle riflessioni di tutti i presenti della Compagnia, esponendo in maniera cristallina i vari punti di vista dei membri, i loro timori, le loro speranze. Una fine che è in realtà un inizio, le quali basi sono poste proprio – paradossalmente – da un distacco.

"[...]Noi partiremo, e possano gli altri trovare una via verso la salvezza. Grampasso si occuperà di loro. Penso che non li vedremo mai più."
"Chissà, signor Frodo, può darsi di sì. Tutto è possibile," disse Sam.





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