[LIBRI IN DETTAGLIO] "Una canna da pesca per mio nonno": Il crampo. - La tomba per le lucciole

[LIBRI IN DETTAGLIO] "Una canna da pesca per mio nonno": Il crampo.


In questo articolo riprenderò "Una canna da pesca per mio nonno" parlando di un altro racconto della raccolta: Il crampo. Un racconto davvero breve, per il quale molte parole rischierebbero di non lasciare abbastanza spazio all'esperienza diretta con il testo.

Nota: per questo articolo faccio riferimento a XÍNGJIÀN GĀO, Una canna da pesca per mio nonno, Milano, Rizzoli, 2001pp. 43-50

Poche pagine compongono questo racconto che non ha per niente bisogno di lunghe digressioni da parte dell'autore che, presentandoci una storia narrata in terza persona riesce comunque a mostrarci un punto di vista soggettivo, come se stesse raccontando una sua personale esperienza passata estrapolando se stesso dalla propria persona e narrandola da esterno.

Un ragazzo è lontano dalla riva, all'imbrunire, e un crampo mette a repentaglio la sua vita impedendogli di nuotare con abbastanza velocità ed energia per tornare sulla terraferma. Tutto qui. 

La foga del momento dovuta all'adrenalina causata dall'irrigidimento dei muscoli dell'addome si alterna a momenti di movimentata quiete tra le onde del mare dalle quali il ragazzo cerca a tratti di scappare, e nelle quali cerca a tratti di adagiarsi. Scene di vita attraverso la mente di quell'essere umano che, faccia a faccia con la morte, riflette su alcune cose, molto banali all'apparenza, ma che evidentemente coprono tutti gli altri pensieri in quel determinato istante. Il pensiero, appunto, non va verso grandi cose prima della morte, ma si sofferma su piccoli dettagli, situazioni semplici, come una partita di pallavolo.

Stavano ancora giocando a pallavolo? Si teneva a galla battendo i piedi. Intorno, sulla superficie del mare verde scuro, bianchi ciuffi di schiuma e sciabordio di onde, non c’era neppure un peschereccio al lavoro. Si voltò e si lasciò portare dalla corrente[...]
Gāo Xíngjiàn, come già detto nell'articolo dedicato ad "Attimi", si serve di una prosa estremamente pulita e limpida, incredibilmente funzionale per far arrivare alla mente del lettore quanto più possibile la sensazione di dolore, decisione, energia, abbandono del protagonista. La sua ricerca delle immagini e della loro evocazione in forma di visione si riversa sul testo attraverso l'utilizzo di tratti che, delineando con poche ma incisive parole gli elementi presenti nel racconto, dipingono un quadro di dolce e sottile bellezza

Si mise a guardare le stelle, che brillavano splendenti, e comprese che adesso stava proprio dirigendosi verso la costa. Il nodo indurito nell’addome si era ormai sciolto, ma lui per prudenza continuava a massaggiare, così procedeva più lento…

Un racconto dunque dotato di grande potenza espressiva, dove le singole parole fungono da veicolo per una moltitudine di immagini che, ancora una volta, spetterà al lettore tracciare nella propria mente, creando il proprio dipinto che avrà dei personaggi e degli elementi visti da angolature e con colori che lo scrittore si vede bene dal descrivere. A chiudere questa breve storia, un finale enormemente poetico e suggestivo. Semplice nella sua descrizione. Fantastico nella sua espressione.

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