[RECENSIONE] "The Blair Witch project": horror vacui e mockumentary. - La tomba per le lucciole

[RECENSIONE] "The Blair Witch project": horror vacui e mockumentary.


Eccomi a parlarvi di un altro cult del genere horror(l'ultimo è stato "La casa" di Sam Raimi) il quale impatto a livello mondiale non è da attribuire completamente al prodotto in se, ma a tutto ciò che si è creato intorno ad esso.
"The Blair Witch project" si mette a capo di una lista di film che - purtroppo - sono stati sfornati a raffica dagli inizi degli anni 2000 ad oggi(molti di questi dei totali fallimenti, purtroppo), che, rifacendosi all'impostazione del loro "capostipite", hanno cercato di riproporre, nei più svariati modi, le stesse sensazioni suscitate dalla pellicola di Daniel Myrick ed Eduardo Sanchez.

SCHEDA FILM
  • TITOLO: The Blair Witch Project - Il mistero della strega di Blair(The Blair Witch project)
  • DATA DI USCITA: 1999
  • REGIA: Daniel Myrick, Eduardo Sanchez
  • SCENEGGIATURA: Daniel Myrick, Eduardo Sanchez
  • TRAMA: 
Tre ragazzi sono scomparsi, nel 1994, nei boschi di Burkittsville, in seguito ad un progetto scolastico per la documentazione sulla leggenda della strega di Blair. La loro storia viene raccontata attraverso il montaggio di diverse cassette, appartenute ai tre, ritrovate nel bosco.

C'è davvero poco o niente da dire riguardo il lato tecnico del film, in quanto è girato in maniera completamente artigianale, con telecamere non professionali e con soli interventi atti a restituire allo spettatore un comparto visivo quanto più simile a quello di una videocassetta del 1994. La pellicola dunque è sporcata, i colori non sono nitidi, la camera a mano accentua i movimenti tremolanti e insicuri dei personaggi i quali attori, al loro esordio, rendono perfettamente l'idea di tre ragazzi comuni, che lavorando quasi interamente in improvvisazione restituiscono una forte sensazione di realismo.


Parliamo ora di ciò che ha portato "The Blair Witch project" a diventare un cult. 
Il film ha rivoluzionato il modo di rapportarsi col cinema e col fattore mediatico attraverso cui i prodotti vengono lanciati sul mercato. Tutto nasce infatti dall'idea dei due registi di creare un vero e proprio fenomeno mediatico attorno al ritrovamento delle videocassette utilizzate per girare il film, attraverso la creazione di un sito web apposito e attraverso una vera e propria campagna pubblicitaria col preciso intento di consolidare nella mente delle persone la veridicità dell'accaduto(furono per esempio affissi per le città dei manifesti riguardanti la scomparsa dei tre ragazzi). 

Ne consegue che gli incassi del film(i più alti della storia del cinema in proporzione al budget speso) hanno visto un'impennata incredibile data dalla curiosità della maggior parte dei fruitori riguardo il presunto ritrovamento delle registrazioni dei ragazzi, convinti che fossero realmente dei documenti autentici e terrorizzati/attirati dalla questione.
Tale situazione ha portato giovamento al successo del film su tutte e due le facce della medaglia: se da una parte una grossa fetta di pubblico si è recata al cinema incuriosita e spaventata da questa storia, la restante fetta di pubblico vi si è recata subito dopo che il "trucco" fu svelato, curiosa ancor di più di capire come un simile prodotto avesse potuto creare così tanto scalpore a livello internazionale. 
"The Blair Witch project" "introduce" internet nell'ambito cinematografico, legando inscindibilmente il web alla pubblicizzazione del prodotto. 

Il film inoltre è costruito in maniera veramente geniale, facendo leva su dei concetti che spesso e volentieri non vengono presi in considerazione dagli sceneggiatori dei film horror. Non c'è violenza in questa pellicola, non c'è sangue, non ci sono mostri, non ci sono colonne sonore fatte per mettere angoscia. Niente di niente. Tutto è giocato sull'horror vacui(da contestualizzare in ambito cinematografico ovviamente), su inquadrature completamente nere che bucano lo schermo con una tensione estrema. Il cinema horror speso scade nel ridicolo "caricaturando" i suoi personaggi e annullando la sensazione di paura dello spettatore lasciando tutto al semplice spavento dato dalla "creatura", che si consuma nel giro di qualche secondo e che non rimane mai veramente nella sua testa. Ciò che i due registi fanno è invece abbandonare lo spettatore a se stesso, fornendo una base sulla quale ogni fruitore crea un proprio terribile mondo, compagno di avventure(o disavventure) dei tre protagonisti che per tutta la durata della pellicola sono terrorizzati dal "nulla". Ciò che si vede non fa altro che ampliare la sensazione di terrore riguardo ciò che non si vede. Emblematica è la frase pronunciata da uno dei personaggi(l'immagine in cima a questo articolo è tratta da quella scena) in un momento di collasso mentale:
 I'm scared to close my eyes. I'm scared to open them.
(Ho paura di chiudere gli occhi. Ho paura di aprirli.)

"Nell'Ottobre del 1994, tre registi studenti scomparvero nei boschi di Burkittsville, Maryland mentre giravano un documentario. Un anno dopo il loro filmato fu trovato."
I due registi, fornendo un incipit così semplice, danno libero sfogo a tutte le paure degli spettatori che, davanti al film, si trovano ad avere reazioni e sensazioni diverse a seconda della loro sensibilità e dell'impatto che il film riesce ad avere sul singolo.
Diventa quindi palese ciò che fa grande questo film: la paura non segue un percorso ad una corsia, ma diventa uno scambio attivo tra spettatore e personaggio, che attraverso dei dialoghi fantastici e delle prove attoriali altrettanto incredibili creano un legame inscindibile tra i tre protagonisti dell'opera d'arte: l'artista, l'opera, il fruitore/spettatore/destinatario

Ho visto il film relativamente di recente - mea culpa - ed avevo solo 2 anni quando il film uscì nelle sale, quindi non posso dire di aver vissuto l'evento e di esser stato veramente colpito a livello psicologico da un film che, essendo un capolavoro, è praticamente conosciuto in ogni suo aspetto anche da chi non l'ha mai visto. Le sensazioni che ho provato sono di "attiva" paura, non scaturita da emozioni inconsce, ma dalla consapevolezza della grandezza di un prodotto che a 20 anni di distanza dalla sua produzione è così potente a livello concettuale quanto visivo. La paura che ho provato è data da una coscienza del lavoro svolto nello girare il film e nel renderlo così incredibilmente realistico e credibile.

"The Blair Witch project" è dunque un film fantastico, un vero e proprio capolavoro, grazie al quale abbiamo avuto ottimi prodotti("Rec", per citarne uno) e grazie al quale abbiamo avuto delle vere e proprie porcherie(neanche voglio citarne, basta prendere un film a caso su esorcismi usciti negli ultimi 20 anni).


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