[RECENSIONE] "Logan - the Wolverine": ciao Hugh. - La tomba per le lucciole

[RECENSIONE] "Logan - the Wolverine": ciao Hugh.


"Logan - the Wolverine" sancisce l'ultima apparizione di Hugh Jackman e Patrick Stewart nei panni rispettivamente di Logan e Charles Xavier. La conclusione di un lungo viaggio durato 17 anni che ha portato questi attori - con i rispettivi personaggi - a diventare delle icone del cinema supereroistico nonché dei fumetti stessi(la fisionomia dei personaggi cartacei è stata col tempo adattata e resa più vicina a quella reale degli attori, pratica abbastanza comune ultimamente).

Il film dunque ha l'obiettivo di dare al suo personaggio principale una degna conclusione per la sua storia, focalizzandosi non sul supereroe, ma sull'uomo.

I hurt myself today
To see if I still feel 
I focus on the pain 
The only thing that's real 
The needle tears a hole 
The old familiar sting 
Try to kill it all away 
But I remember everything.

SCHEDA FILM
  • TITOLO: Logan - the Wolverine(Logan)
  • DATA DI USCITA: 2017
  • REGIA: James Mangold
  • SCENEGGIATURA: James Mangold,, Michael Green, Scott Frank
  • TRAMA: 

Nel 2029, un Logan indebolito a causa di un avvelenamento da adamantio ed un Charles Xavier provato dall'età vivono in un mondo nel quale i mutanti sono quasi completamente estinti. Il Progetto Transigen, con i suoi scienziati, è arrivato a creare un virus contro i mutanti e a poter disporre della loro creazione secondo specifiche esigenze. La fuga di uno dei loro esperimenti, Laura(X-23), innescherà una serie di eventi che porteranno Logan, Charles e la piccola ragazzina ad intraprendere un viaggio per raggiungere "Eden", un luogo in cui i mutanti potranno finalmente essere al sicuro.

James Mangold ha avuto, per questa pellicola, quasi la massima libertà creativa da parte della 20th Century Fox, che lo ha portato a strutturare un film visivamente e concettualmente molto crudo e malinconico, senza essere incanalato da paletti tipici di altre case di produzione che impongono innumerevoli restrizioni e costrizioni per quanto riguarda la violenza, la comicità, la resa visiva e la struttura narrativa.
Ne viene fuori un film che sa trasmettere emozioni umane e sincere, poco edulcorate, grazie soprattutto all'assenza di molti degli elementi peculiari dei cinecomics: non ci sono tizi in calzamaglia volanti, non ci sono battutine fuori luogo per sdrammatizzare. La violenza è reale. Il dolore è reale.



Il regista è particolarmente ispirato per questo film. La regia ben gestita esprime completamente qualsiasi emozione presente "su schermo", dalla quiete più totale della mente di Charles al dolore costante di un vecchio e malato Logan. Qualche momento in particolare inoltre risulta essere davvero splendido, dimostrazione del fatto che la materia trattata da James Mangold è stata gestita con vero e proprio rispetto verso i personaggi della sua storia. 

Ciò che infatti potrebbe turbare lo spettatore prima della visione sarebbe potuto essere il fatto che Mangold avrebbe potuto far vertere l'intero film su un'incessante sequela di scontri e duelli montati alla velocità della luce, tra artigli, piroette, poteri magici e tanta, tanta computer-grafica. Nulla di tutto ciò è presente in "Logan - the Wolverine": le riprese sono lucide e chiare, ed ogni scontro è rapido e orchestrato magistralmente senza dare(eccetto in una o due sequenze) impressione di artificiosità.

Mangold dimostra inoltre di aver assimilato le lezioni di grandi registi dell'action. Vediamo infatti una palese citazione a Mad Max: Fury Road(2015) e una sequenza di combattimento che ricorda tantissimo il cinema coerano, come per esempio un'emblematica scena di combattimento di Snowpiercer(2013).

Dedico particolare attenzione ad un aspetto peculiare di questo film, che, sulla scia di "Deadpool", fa uso di ingenti quantità di sangue e non manca di mostrare esplicitamente uccisioni, sgozzamenti e smembramenti senza edulcorare minimamente il tutto(aggiungiamo poi le decine di volgarità pronunciate dai personaggi, in particolare da Logan). La violenza così tanto esplicita è uno degli elementi che più eleva questo film rispetto a tutti agli altri cinefumetti di stampo simile - i Batman di Christopher Nolan per esempio, oppure i più recenti "Batman v Superman: Dawn of Justice" e "Suicide Squad" - in quanto essa è veicolo fondamentale di un concetto banalissimo che però in casa Disney e Warner Bros. non è tollerato minimamente(non che questa sia una critica, sono semplicemente dei modi diversi di impostare i propri prodotti): la morte

In questo film, a differenza di tutti gli altri suoi "parenti", la morte esiste ed è tangibile. La violenza di un Logan stanco e provato è presente come non mai. Quando si vedono tre artigli infilzare un cranio e il sangue schizzare, lo spettatore si rende seriamente conto che quella persona è morta. Mangold non ricorre al montaggio come mezzo per nascondere la palese violenza per queste scene. Vuole che lo spettatore guardi ciò che accade, ciò che i mutanti sono diventati in un mondo nel quale il razzismo li ha portati ad uno stato di cattività. Una frase in particolare di Laura(X-23) riassume questo concetto, in relazione al crimine di cui i mutanti, purtroppo, si sono macchiati, l'omicidio: "erano persone cattive". La violenza dunque in questo film non è mai fine a se stessa, ma fornisce un contributo indispensabile per poter rendere tangibile e credibile la storia di questi esseri quasi estinti dalla ferocia di chi si ritiene superiore a loro.

I wear this crown of thorns
Upon my liar's chair
Full of broken thoughts
I cannot repair
Beneath the stains of time
The feelings disappear
You are someone else
I am still right here.

Fatta eccezione per qualche gioco di focus di troppo e qualche sequenza montata male, la regia tiene il film su un livello molto alto, rendendolo estremamente gradevole da guardare e, in qualche momento, da ammirare. 
Meno gradevole è stata la fotografia, splendida certo, ma con dei momenti meno belli che ne hanno abbassato il livello nel complesso.
Mi spiego meglio: la fotografia del film è giocata quasi interamente sui toni dell'ocra, sul de-saturato in alcuni tratti, conferendo alla pellicola un'atmosfera incredibilmente malinconica e allo stesso tempo cupa(la cupezza di cui parlo è quella interiore dei personaggi principali). L'idea che trasmette è quella di una vera e propria desolazione, di un punto di arrivo, non di passaggio. Tutto ciò viene però smorzato in alcune sequenze(pochissime, beninteso) da un cambio di luci e colori che diventano super patinati/lucidi e che mi hanno ricordato tantissimo quelli di Batman v Superman: Dawn of Justice, senza quindi profondità di campo e trasformando il tutto in un ambiente completamente "videogiocoso"(passatemi il termine).

Il film pecca di un'eccessiva(e soprattutto non necessaria) lunghezza. Indubbiamente la sua struttura narrativa meno improntata verso le continue scazzottate porta ad una diluizione della storia, eppure molte sequenze sarebbero potute essere asciugate di qualche minuto per poter dare una forma finale al prodotto più corta di una ventina di minuti, senza i quali il ritmo sarebbe stato più omogeneo.

James Mangold ha gestito una troupe cinematografica di alto livello in questo film, orchestrando in maniera pregevole tutti gli elementi tecnici del film. Una menzione speciale va allo splendido commento musicale di Marco Beltrami, anche lui molto ispirato, dolce e malinconico nella composizione di pezzi lenti, crescenti e molto evocativi. L'ausilio di attrezzatura elettronica inoltre offre un certo impatto nelle scene più rapide e sostenute. Il suo contributo è un elemento del film da non sottovalutare assolutamente.



"Logan - the Wolverine" parla di uomini, non di supereroi. La situazione che si viene a creare è quella di un nucleo familiare composto da padre(Charles), figlio(Logan) e nipote(Laura). Questa storia, vista con gli occhi di Logan, racconta il suo rapporto con l'unico uomo che ha creduto in lui e che lo ha accolto come un vero padre, e con l'unica persona per la quale vale la pena vivere e combattere: Laura. 
In Laura Logan vede se stesso, vede tutti gli X-Men, vede le difficoltà di chi viene braccato sin dai primi momenti della propria vita e sente ciò che ha dimenticato da tempo: il calore di una famiglia. 

L'impostazione da road-movie è un pretesto per raccontare un percorso di crescita personale dei personaggi, sulle quali emozioni il focus del film è costantemente puntato. La sceneggiatura infatti poco interesse ha nello sviluppo della trama - che è estremamente semplice e lineare - in quanto si concentra quasi esclusivamente su tutti gli aspetti della psicologia dei protagonisti. 

L'immenso tributo di Mangold e della sua troupe a due personaggi che hanno fatto grande la storia degli X-Men è espresso attraverso un film molto discorsivo e fisicamente espressivo, merito ovviamente del più grande Hugh Jackman mai apparso sullo schermo nei film degli X-Men: vecchio, stanco, malato, burbero, seppur allo stesso tempo carico di quella luce interiore che lo ha sempre reso un essere incredibilmente buono e gentile. Jackman da l'idea di aver davvero creduto nel suo personaggio, di essersi sostituito a lui in un'interpretazione che sa davvero di addio. Ciò vale anche per Patrick Stewart, che da addio al suo personaggio con un'interpretazione estremamente commovente ed emozionante

Attraverso quindi temi come l'adozione, l'inseminazione artificiale, il concetto di figlio oltre il mero legame di sangue, il razzismo, l'integrazione tra diverse etnie, l'innocenza dei bambini in relazione a questi orribili concetti creati dai potenti, "Logan - the Wolverine" dimostra ancora una volta come i film facenti parte del brand degli X-Men abbiano una marcia in più rispetto a qualsiasi cinecomic. Il film non è solo un epico ed evocativo saluto a due icone della cinematografia degli ultimi 20 anni, ma è anche un ulteriore pretesto per introdurre una forte critica verso la società di oggi, mai stata così tanto materialista e ipocrita, avida di potere e di controllo anche su quelli che sono i rapporti umani. Una critica feroce espressa attraverso la ferocia di chi vive questa situazione di bracconaggio, di restrizione.

Laura diventa dunque una nuova speranza in un mondo che non ha ancora imparato,nel 2029, ad accettare il diverso. Laura diventa simbolo di un nuovo inizio, conscia degli insegnamenti di due mutanti che hanno vissuto la nascita, l'apogeo e il declino di una razza mai stata veramente integrata. Chissà, anche nel nostro mondo magari, un giorno, "Eden" non sarà solo il nome di un posto dove rifugiarsi, ma il nome di un posto dove vivere. Probabilmente è per questo che ancora il nostro pianeta si chiama "Terra".

What have I become
My sweetest friend
Everyone I know goes away
In the end
And you could have it all
My empire of dirt
I will let you down
 I will make you hurt
If I could start again
A million miles away
 I would keep myself
I would find a way.

4 commenti:

  1. L'ho apprezzato moltissimo! Però io, non è qui la prima volta che lo leggo, non penso ci fosse una grossa implicazione di temi come inseminazione artificiale e razzismo. é sì un film molto emozionante e che lancia un messaggio umano, ma oltre questo non andrei ;-)

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    1. Separo il tema dell'inseminazione artificiale e del razzismo per risponderti.
      1- Non credo che il film volesse esprimere espressamente una qualche critica/riflessione verso l'inseminazione artificiale, quello fa parte di ciò che io ho percepito durante la visione, e dato che non mi è sembrato così astruso ho pensato di metterlo nella recensione, perché anch'io ho notato che non sono il solo a pensarlo. Ma mi rendo conto che è qualcosa di opinabile.
      2- Per quanto riguarda il razzismo e l'integrazione sociale dissento completamente da quello che hai detto in quanto gli X-Men, del fumetto come quelli cinematografici, hanno precisi temi razziali intrinseci, mostrati più volte anche palesemente(La prima scena del primo film degli X-Men parla dei campi di concentramento, e in X-Men l'inizio vediamo addirittura immagini di repertorio. Magneto stesso è stato un deportato). Gli X-Men rappresentano il concetto del rifiuto del diverso, e non è una mia interpretazione come quella dell'inseminazione artificiale, è un dato di fatto :)

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    2. Sì sì il razzismo è trattato in altri film e in altri x-men è molto presente il rifiuto del diverso. Mi riferivo in particolare a questo. Vero che son tutti sottotemi che si posson percepire, ma volevo sottolineare che ha un messaggio primario molto forte e sviluppa molto bene primariamente quello ;)

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    3. Beh, indubbiamente. Diciamo che quei temi sono degli X-Men a priori, sebbene questo film non voglia concentrarsi su di essi(e se devo essere sincero per questa volta mi sta anche bene. E' un tributo nonché una chiusura alla storia di Logan e Charles, è giusto che il focus sia su loro in quanto uomini).

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