La tomba per le lucciole - problemi di buio. - La tomba per le lucciole

La tomba per le lucciole - problemi di buio.

Sono ospite. Chiedo permesso, mi scuso per l'invasione, e in quanto ospite non mi presento a mani vuote. Spero che gradiate.

I lettori del mio blog sanno che fino a meno di due anni fa io non avevo mai visto un film dello Studio Ghibli o in generale un film d'animazione giapponese.
De La tomba per le lucciole avevo sentito parlare, ma non essendo io un'amante dei film tristissimi lo avevo evitato.
Per cui quale migliore occasione per recuperarlo se non l'essere ospite di questo bellissimo sito?


La tomba per le lucciole è davvero un film tristissimo.
L'altra sera davano in televisione La ciociara e nel parlarne dissi che era uno di quei film pieni di tristezza, ma di quella più monumentale che deprimente. Il caso di questo film è lo stesso.
Ci sono cose terribili e tremende che devono, nella nostra memoria, diventare un monumento, un testimone fisico e ingombrante di qualcosa che è bene non dimenticare. Poiché la memoria costruisce civiltà, conserva cultura, spinge al progresso ed è speranza di pace.

Il film è tratto da un racconto di Akiyuki Nosaka che - manco a dirlo - ha avuto un'infanzia tristissima. Dopo aver perso la sua famiglia naturale fu adottato insieme a due sorelle e visse a Kobe il trauma della guerra. I bombardamenti del secondo conflitto mondiale nel 1945 colpirono fortemente la città e lui perse i parenti adottivi e la sorellina di soli quattro anni. La breve esistenza di Seita e Setsuko, i giovanissimi protagonisti de La tomba per le lucciole, ha quasi ogni tratto in comune con questi eventi strazianti della vita di Nosaka. 

 
Un bambino che muore è qualcosa che la mia mente si rifiuta di pensare. É tremendo. Poi un bambino che muore per l'egoismo degli adulti è addirittura bestiale.
La guerra che arriva inesorabile nelle città, nelle case, nei cortili di chi non ha nessuna colpa, è qui rappresentata con crudo realismo, non c'è sconto, ma neanche la spettacolarizzazione di Hollywood. Questo cinema infatti è molto più simile al nostro neorealismo, che celebra cose misere, piccole, che muoiono subito, ma perché ignorare che abbiano vissuto?
Un cinema che ci chiede, oggi, di cambiare il nostro sguardo per un momento, di conoscere la realtà in cui nessun supereroe colorato arriverà a sollevare da terra un ragazzo malato, che puzza, che muore sul pavimento di una stazione sotto gli occhi di tutti. Così ci chiede di celebrare anche questo, di dargli la sua dignità, magari mettere questo momento in una tomba, come si fa per ogni cosa viva che muore.
Setsuko, con i suoi occhi di bimba, non ha dubbi, anche alle lucciole bisogna fare una tomba, come alla sua mamma. Perché poi devono vivere così poco? Perché fratellone? 
Il fratellone non può che scoppiare in lacrime di fronte a tale domanda che lo pone innanzi all'inesorabile verità della loro vita: non è priorità di nessuno.
Per fortuna però i bambini sono speciali. Piccoli, come quelle lucciole. Fortissimi se vogliono dare gioia a qualcuno di caro. Sono minuscoli momenti luminosi.
Come un'idea, un ricordo, una risata, la vita può nascere anche in mezzo al dolore. Proprio così e a volte è difficile, o sembra impossibile, vedere la bellezza di questo, cogliere il valore che c'è a prescindere nella vita. 
Quando guardiamo alla nostra e la vediamo priva di pregio, o non vediamo virtù nell'esistenza di chi ci sta accanto è solo un problema di buio e, per citare uno dei pochi professori che io abbia mai stimato, in quel caso bisogna ricordarsi di accendere la luce.

La felicità la si può trovare anche negli attimi più tenebrosi,se solo uno si ricorda... di accendere la luce.
~ Silente

Nel caso dello Studio Ghibli la luce è accesa e compone le immagini dei loro film, che sono importanti, belli, o ti fanno innamorare. Se l'avessi visto per primo non sarebbe stato questo a farmi innamorare, ma solo perché non è uno di quei film da amare, è un film da vedere. Invece da odiare è il fatto che certe storie esistano, da lodare chi sa raccontarle e si assume la responsabilità di farlo, chi accende la luce.

Così è proseguita anche la mia scoperta dell'animazione giapponese e come sempre mi stupisco capendo che il realismo non è una questione di tecnologie digitali, ma è qualcosa che ha più a che fare con l'essere un bravo narratore, uno che vuole raccontare la verità.


Ora non mi resta che ringraziare Mattia per l'ospitalità e per l'invito e se volete passare a trovarmi nel mio posticino, la porta è sempre aperta e la luce è sempre accesa... perlomeno lo è tutte le volte che mi ricordo di accenderla!

~ Sam del blog Come nei FILM



2 commenti:

  1. Davvero un bell'articolo! Questo film è qualcosa di davvero triste, e una delle cose che più ho apprezzato è proprio il fatto che sia animato. Perché l'animazione ha il grande pregio di poter esaltare molto l'espressività e la resa visiva del film, che non fanno altro che potenziare l'impatto emotivo che esso ha sullo spettatore. Uno dei migliori film di animazione di sempre, senza ombra di dubbio.

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    1. Vero, e non è una cosa a cui noi occidentali siamo abituati se pensiamo all'animazione. L'animazione è per tutt'altro scopo nella nostra idea.
      Effettivamente la cultura di cinema d'animazione giapponese ancora mi spiazza tutte le volte.
      Avendo visto questo mi è venuta voglia di andare in biblioteca e ricominciare il recupero! che io ne ho visti pochissimi. :)

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