[RECENSIONE] "Manchester by the Sea": il dolore nel silenzio. - La tomba per le lucciole

[RECENSIONE] "Manchester by the Sea": il dolore nel silenzio.


Manchester by the Sea è un film di pregevole fattura, che ha il grande merito di inserirsi nel panorama cinematografico come un prodotto che non ha la presunzione di raccontare una storia particolarmente intricata o complessa, ma di raccontare una storia molto semplice, ma ben raccontata.
Personalmente credo che quasi sempre il modo in cui venga raccontata una storia conti più della storia in sé, perché "la storia" non è qualcosa di vivo. Necessita di un mezzo per arrivare ai fruitori, perché in fondo non serve cercare un grande soggetto se non lo si sa raccontare. Kenneth Lonergan fa esattamente questo: racconta qualcosa di molto semplice, sfruttando al massimo tutti gli strumenti a sua disposizione per farlo nel modo più adatto, perché la semplicità di un soggetto non presuppone affatto un minor sforzo/processo creativo.

SCHEDA FILM
  • TITOLO: Manchester by the Sea
  • DATA DI USCITA: 2016
  • REGIA: Kenneth Lonergan
  • SCENEGGIATURA: Kenneth Lonergan
  • TRAMA: 

Lee Chandler, idraulico e tuttofare a Boston, dopo la morte di suo fratello Joe riceve in affido suo figlio Patrick, non ancora maggiorenne. Il ritorno a Manchester by the Sea lo metterà nuovamente di fronte ai fantasmi del suo passato.

Kenneth Lonergan mette in gioco una regia che opera in sottrazione: i movimenti sono ridotti al minimo e la composizione dell'immagine sempre spoglia e minimalista. Ciò che viene fuori da queste particolari scelte sottolinea quanto il regista voglia puntare il focus sul suo personaggio, sulla sua storia, sulle sue scelte, sui suoi dubbi e incertezze. La prospettiva è schiacciata da inquadrature che racchiudono i personaggi nei confini di una porta e li avvicina, fisicamente e mentalmente, però poi aprirsi improvvisamente su bellissimi campi lunghi del mare, delle isole, delle onde, del cielo.

Lonergan non è un virtuoso della macchina da presa, ma dimostra di possedere grandi capacità compositive, dedicandosi principalmente alle inquadrature fisse e dando reale segno della sua grande abilità nel racconto per immagini. 
Tutta questa perizia tecnica ben celata è accompagnata da un reparto fotografico che gioca benissimo con la luce, conferendo alla pellicola una patina azzurra che richiama costantemente il mare, nonché la freddezza di Lee
Freddezza che viene meno, anche a livello fotografico, durante i flashback della sua precedente vita, introdotti con un taglio di montaggio semplice - senza nessun raccordo - che nelle prime occasioni potrebbe anche disorientare lo spettatore. 


Urge dedicare un po' di spazio a Casey Affleck, fratello del più conosciuto Ben, che in questo film ha dato prova di grande abilità, sebbene aiutato dal fatto che il suo personaggio fosse stato scritto per adattarsi quanto più possibile alla sua espressività e gestualità. 

La sua interpretazione è stata davvero toccante, capace di esprimere a pieno i sentimenti di un uomo "rotto", che ha quasi deciso di chiudere i propri sentimenti in una cassaforte. 
Grazie a due o tre espressioni facciali, Affleck tiene in piedi da solo la scena per più di 2 ore di film, senza risultare mai noioso o fastidioso, merito anche della solida e ben congegnata sceneggiatura di Lonergan, che riesce a portare sullo schermo un personaggio ricco di sfaccettature che non scade nel patetico o in uno dei tanti stereotipi che tutti conosciamo. Ci interessa sapere come andrà a finire la storia di Lee, ci interessa sapere perché si comporta in un certo modo, ci interessa sapere che tipo di persona sia. La sua chiusura non è solo verso gli altri personaggi, ma verso lo spettatore stesso, che avrà solo poche occasioni per sbirciare nei suoi ricordi, che, ad un certo punto della pellicola, saranno estremamente chiari e avvicineranno il fruitore alla povera anima, devastata e per niente libera dai suoi demoni interiori.


Manchester by the Sea è molto dolce, ma non melenso, ed è questo uno dei punti fondamentali della riuscita di questa pellicola. E' straziante ciò che viene raccontato, ma non è raccontato con strazio. E' raccontato attraverso i silenzi, il freddo, le lacrime trattenute, qualche gag che ci tiene ancorati ad una storia cruda e reale, che non vuole dare a nessuno una morale tentando di elevarsi a racconto metaforico. La pellicola racconta una storia, senza badare a chi sta seduto sulla poltroncina del cinema ad ascoltarla. Tra brani acustici e musica classica il lento scorrere della vicenda aumenta di intensità col passare dei minuti, senza mai uscire fuori dai confini degli occhi di Lee, uomo devastato a tal punto da portare avanti la sua vita nella speranza di essere punito quanto più possibile per poter completare il suo percorso di redenzione. 


Lonergan, nei 135 minuti del suo film, ci mostra sempre più nel particolare come le persone reagiscano diversamente al dolore, come lo metabolizzino, e come non lo facciano. Ci mostra come il dolore venga filtrato e compresso.

I sentimenti non possono essere comunicati, i dialoghi del film non sono moltissimi, e quelli presenti non riguardano mai le emozioni dei protagonisti. La durezza del film sta proprio nel raccontare un dramma enorme senza effettivamente parlarne. Tutto ciò che lo spettatore vede è la conseguenza di un dramma, che non viene però analizzata attraverso la proiezione verso l'esterno, ma rimane confinata negli occhi semi-chiusi di un personaggio, che, proprio per questo enorme e rigido guscio che si è costruito, avrà delle ripercussioni su chi lo circonda, nonché su se stesso.

In conclusione, Manchester by the Sea è un grande esempio di cinema, che col  suo rifiuto di voler fare critica o riflettere su qualcosa di ampio respiro, si eleva al di sopra di tantissimi altri prodotti degli ultimi anni. Certo, la sua durata lo rende un film difficile da sostenere per chi non è dell'umore adatto per un film di questo tipo, ma la sua grandezza non può passare inosservata. Guardatelo. Non imparerete nulla di nuovo facendolo, ma qua non si parla di "imparare". Si parla di "sentire".





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