[RECENSIONE] "Amabili Resti": Come immaginate l'aldilà? - La tomba per le lucciole

[RECENSIONE] "Amabili Resti": Come immaginate l'aldilà?

Eccomi con il primo capitolo di "Film consigliati", la rubrica in cui vi consiglierò molto brevemente film che ho apprezzato particolarmente, con la speranza di farvi scoprire(o ri-scoprire) qualche pellicola interessante che in molti hanno criticato aspramente o che semplicemente non conoscete. Ovviamente non rivelerò nulla del film che possa rovinarvi la visione, mi limiterò invece a darvi quello che secondo me può in qualche modo suscitare il vostro interesse e stuzzicare la vostra curiosità.

Tengo a precisare che queste non sono recensioni, non avendo io nessuna competenza a riguardo. Sono semplicemente un flusso di considerazioni trasposte sotto forma di testo, ma soprattutto un flusso di emozioni, di sensazioni personali che, ancora una volta, non hanno la presunzione di porsi come oggettività.

Il film che vi consiglio in questo primo capitolo è Amabili Resti(The Lovely Bones)(2009), diretto da Peter Jackson.



Il regista diventato famoso per la trasposizione de "Il Signore degli Anelli" di J.R.R. Tolkien confeziona un film tratto da un romanzo il cui soggetto poco si sarebbe prestato ad una trasposizione. 

Inizio dicendo che non ho letto il libro quindi non paragonerò il romanzo al film, che indubbiamente avrà un'atmosfera diversa, facilmente intuibile dal soggetto dello stesso.

SCHEDA FILM
  • TITOLO: Amabili resti (The lovely bones)
  • DATA DI USCITA: 2009
  • REGIA: Peter Jackson
  • SCENEGGIATURA: Peter Jackson
  • TRAMA:

Susie Salmon, una ragazza quattordicenne, viene barbaramente stuprata e uccisa dal suo vicino e finisce in un limbo dal quale osserva gli avvenimenti successivi alla sua morte. La ragazza vivrà quest'esperienza tra la sete di vendetta e la volontà di portare sollievo nella vita dei suoi cari dopo la grave perdita subita.

Peter Jackson porta in scena un film la cui potenza espressiva raggiunge vette estremamente alte attraverso una regia tecnicamente perfetta, tramite la quale nessuna inquadratura viene sprecata, nessun movimento di macchina è eccessivamente barocco e virtuoso, ed una resa visiva che il solo regista Neozelandese col suo team poteva portare sullo schermo. 
E' proprio su questo che mi focalizzerò, perché la forma di Amabili Resti è quello che rende il film una perla degli ultimi anni. Non un capolavoro, certo, ma un film che chiunque dovrebbe aggiungere alla sua "collezione", amanti di P.J. e non. 
Capolavoro è invece la struttura visiva costruita da Jackson ed Andrew Lesnie
Il film si sviluppa su due piani paralleli subito dopo la morte di Susie: il piano onirico dove la protagonista vive per tutto il resto del film, dove viene fuori l'estro artistico/compositivo del regista, e il piano terreno dove prende piede la componente thriller del film, più cupa, lenta, tesa. E' in questo gioco di scambi che le qualità tecniche e poetiche dei due vengono esaltate.


La regia segue attentamente gli spostamenti tra questi due piani, mostrandosi maestosa nelle scene in cui la computer grafica la fa da padrone, ed estremamente quadrata nei momenti di tensione, di dramma; è in ciò che viene fuori la maestria di Jackson, che sfrutta questa dicotomia per dare alla storia un tono unico, che fa quasi sperare che nell'aldilà ci possa davvero essere qualcosa anche lontanamente simile al mondo in cui si trova catapultata Susie, e che allo stesso tempo ci mostra la cattiveria umana con un realismo incredibile.


Andrew Lesnie gioca un ruolo importantissimo nella costruzione del film, attraverso una fotografia straordinaria, che esalta questa bipartizione passando dal caldo al freddo e viceversa, senza venir meno a quella saturazione che ha reso il suo stile riconoscibile ovunque. 
L'accoppiata Jackson-Lesnie tira fuori un film che è fatto di sensazioni, dove le parole spesso sono troppe(lo script "concede" qualche riga di troppo alla voce di Susie fuori campo), dove ciò che conta è l'inquadratura e il montaggio piuttosto che il dialogo. 
Un film fatto di silenzi e di immagini, che ad ogni visione racconta qualcosa di nuovo e concede allo spettatore una sfumatura in più nella grande tavolozza di Lesnie e Jackson: racconta di come un serial killer possa vivere tranquillamente con se stesso, di come i sogni di una ragazzina di 14 anni vengano distrutti e le vite di chi le stava intorno devastate. Racconta del dolore e della rabbia di un padre, dell'amore appena sbocciato e mai cresciuto, dell'innocenza di chi ha vissuto troppo poco per godere della vita, ma abbastanza da ricevere da essa ciò che di più brutto c'è.


Stanley Tucci da al film un contributo essenziale, portato in scena un personaggio credibilissimo. I tic nervosi, la voce(consiglio di guardare il film in lingua originale), la gestualità che da al suo serial killer sono difficili da dimenticare e tratteggiano una psicologia ben precisa. E' grazie a lui se si percepisce uno dei concetti più atroci del film: il serial killer è apparentemente un uomo qualsiasi, che coltiva il proprio giardino, che conduce una vita semplice, non diversa da quella della famiglia Salmon. Qualcosa su cui riflettere.

Purtroppo il film pecca di una scarsa scrittura per quanto riguarda alcuni personaggi secondari, e per la sua (forse)eccessiva lunghezza, che a volte fa sentire la mancanza di uno script più denso. Tutti difetti che possono essere accettati o meno, che in ogni caso non fanno precipitare il film, ma che gli impediscono di essere una vera pietra preziosa nel panorama cinematografico degli ultimi 10 anni.



Peter Jackson ha affrontato questa impresa girando un film che non si focalizza sulla brutalità visiva di alcune scene, sull'eccessivo dramma degli eventi, sulla crudezza dell'atmosfera(che comunque non vengono meno), ma sul mare di emozioni e di sensazioni che vengono fuori dai personaggi, specialmente da Susie, dal mondo creato dalla sua mente di cui probabilmente Salvador Dalì sarebbe stato fiero, dalle suggestioni visive che la pellicola trasmette, dall'innocenza, dalla dolcezza, dalla bontà di chi ha perso la vita nello stesso modo in cui era abituata a catturarla: in un battito di ciglia, lo scattare di una fotografia.


E voi, come immaginate l'aldilà?

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